THE LACONIC - Integrals

18.11.2022

La sintesi in realtà è un dono, non tutti hanno la capacità di esprimere con poche parole concetti sui quali sono nate milioni di pagine di studio e interpretazione.

È molto più semplice argomentare, soprattutto quando una lingua ha un lessico ampio e chi esprime la propria opinione punta sull'arte oratoria.

Un binomio sempre presente in ogni gruppo di pensiero e opere artistiche, in musica e spettacolo, nell'attualità delle informazioni trasmesse sui media fino alla conversazione più comune tra conoscenti.

Marc Pelath musicista americano, polistrumentista e compositore d'avanguardia esprime il suo Essere attraverso la musica, come nell'ultimo album pubblicato nel 2022 con il nome THE LACONIC: "Integrals".

Ha iniziato a sviluppare il suo interesse per la musica fin da bambino, soprattutto quando voleva a tutti i costi prendere in mano l'Enciclopedia del Rock and Roll dei Rolling Stones che però apparteneva a suo fratello e solo dopo essersi recato in una biblioteca nazionale ebbe modo di poterla finalmente leggere e restarne impressionato.

Il giovanissimo Marc tornò più volte in quella biblioteca, iniziando così ad ascoltare nuovi artisti che avrebbero dato slancio alla sua passione e influenzato i suoi progetti futuri.

Non perse interesse nella musica pur ottenendo una laurea in materie scientifiche, probabilmente una scelta non casuale per chi chiamerà il suo ultimo lavoro "Integrals" che associa avanguardie musicali e tecnica, sintetizzando l'esperienza di una vita vissuta insieme con la musica.

Integrals è un album strumentale, dove LACONIC riesce a sintetizzare bene tutti gli elementi e rappresentare se stesso e la sua esperienza realmente vissuta, a partire dalle influenze dei primi anni di attività, le sue conoscenze fisico-matematiche ed elementi della musica strumentale ed elettronica.

LACONIC utilizza una chitarra Touch U8, basso e tastiere di cui compone le parti e le sintetizza in armonia. Il suono appare vivace, pulito con una notevole padronanza degli strumenti acquisita in un secondo momento della vita artistica del compositore.

Questo lavoro è un insieme di brani 8 brani strumentali scritti dal Giugno del 2021 a Gennaio del 2022, motivo per cui sono presenti brani che evocano ricordi di un periodo particolare dell'anno insieme con memorie di affetti personali.

Anthem è la prima traccia ad introdurre questo viaggio speciale tra suoni e immagini dove è necessario iniziare dall'inno nazionale, dalla melodia eccentrica e affascinate.

Sietch, la traccia successiva, è ben evidenziata dalla linea del basso a cui si aggiunge il suono della sua U8 Touch in assolo e accordi con una sintesi propria di Markus Reuter che ha mixato Integrals alla fine del lavoro di LACONIC.

La terza traccia, Tensor, è il primo distacco nel senso lirico dell'album, infatti apre al ricordo degli anni dell'università e dei suoi studi scientifici, senza dimenticare lo scopo attrattivo dell'insieme delle tonalità musicali.


Solstice è la canzone del solstizio d'inverno, riproduce la magica atmosfera del freddo mese di Dicembre che non manca di riscaldare le coscienze attraverso paesaggi nevosi e vetri appannati da dove è facile scorgere un fiocco di neve tra le fievoli luci della città.

Il basso crea una certa malinconia nel ricordo della passione del padre dell'artista per l'astronomia.

DBS è l'acronimo di Deep Brain Simulation, un dispositivo medico impiantato chirurgicamente come un pacemaker, per inviare la stimolazione elettrica di determinate aree del cervello preposte al movimento nella malattia di Parkinson. In questo brano l'ascoltatore reagisce allo stimolo della linea di basso mentre, la chitarra Touch U8 prende il sopravvento come primo strumento, il tutto per creare tensione e dare un senso a quel muto tremore nell'angoscia di chi vive la malattia, anche dall'esterno.

Strider è la canzone di novembre dedicata a sua moglie Diana e che prende spunto da un suo brano precedente: "Longwalker", capace di rendere l'idea in musica più di quanto si possa "consumare" l'asfalto a furia di camminare.

Questa canzone, che è anche il primo singolo estratto da Integrals, scorre limpida trascinando chi l'ascolta nella sua melodia, che a tratti sembra lontanamente evocare tonalità e arpeggi di strumenti tradizionali giapponesi come il Koto e lo Shamisen.

La settima traccia, Implant ha un nome tecnico ma, apre le porte a un mix di sonorità delle tastiere e distorsioni di sintetizzatore per divertire, accattivare, stimolare.

Lodevole il duello tra arpeggi di corde metalliche alle quali corrisponde un determinato suono è un brano che sta in piedi senza la necessità di ricercare classicismi e avanguardie di tecniche di scrittura dell'armonia.

LACONICha da sempre avuto questa medesima impronta ovvero, la creazione della musica che non ha il solo scopo di essere apprezzata per qualità degli strumenti, padronanza e tecnica ma che riesce a creare attrazione per chi l'ascolta per la prima volta e trova un lembo di accostamento al proprio essere.

Siamo alla fine, questa è sicuramente una delle sue realizzazioni più complesse anche nella scelta del suo nome; è una canzone che crea un messaggio in merito allo scopo della musica, al vivere nella complessità e nella costante ricerca di miriadi di suoni e tonalità che non vengono dal nulla, bensì dall'esperienza realmente vissuta.

Integrals è un album strumentale complesso, unico nella capacità di sintesi armonica; è un lavoro durato mesi e che si è concluso in maniera definitiva durante un weekend, come background della vita di LACONIC.

"Ascoltando David Torn ho capito che tutto è caos, ma diverso è il modo di affrontarlo, da una parte come affollamento oppure come sinonimo di complessità che all'improvviso diventa comprensibile".