SHANE RENNISON - Live at the Outlier Inn

07.12.2023

Quella evocata dalla musica dal vivo è una dimensione intima e immediata in cui avviene una vera e propria sinergia tra i musicisti e gli ascoltatori. Quando assistiamo all'esibizione di un artista quello che ci arriva è la messa in scena dei suoi sentimenti che ci vengono raccontati dalla sua voce naturale, senza filtri o sovrastrutture.

A differenza di un album in studio in cui il suono viene comunque manipolato ed edulcorato, l'esecuzione dal vivo si presenta spontanea e naturale. Abbiamo soltanto l'artista sul palco che da sfogo alla sua sensibilità e ad al suo sentire in quel preciso momento della sua vita che viene condiviso con gli astanti dell'esibizione che si immergono così in un aura speciale ed irripetibile.

Le sensazioni descritte nell'introduzione di questo articolo ci sono state trasmesse dall'ultimo EP di Shane Rennison intitolato Live At The Outlier Inn. L'album conta tra pezzi registrati dal vivo in cui è possibile cogliere tutto il feeling e la comunicatività di un artista raffinato.

L'album si apre con il brano Closer. Già dalle prime note si riesce a cogliere l'autenticità del suono dal vivo attraverso il suono delle corde che strusciando nel cambio degli accordi. Quando il resto della band entra in scena e come se fossimo investiti da un onda di calore che viene profusa dagli altoparlanti del nostro stereo.

Il brano ha un andamento dritto e sicuro su cui vengono intessute le meravigliose melodie della voce. Il lavoro delle chitarre è eccellente sia in fase di accompagnamento che negli slanci solisti. C'è molto feeling tra gli strumentisti che si manifesta attraverso un sound coeso e avvolgente che trova il suo apice espressivo nel ritornello semplice ed orecchiabile.

Il secondo pezzo in scaletta è Ghost. La traccia si apre con le dolci note del pianoforte che viene presto raggiunto dal resto della band. Ghost è una ballata densa ed introspettiva. La voce di Shane è calda e passionale mentre canta di una delusione amorosa. Il sound del brano è intimo e personale e il trasporto dell'esibizione live lo rende ancora più incisivo. Ascoltando il pezzo abbiamo la piacevole sensazione di essere seduti a bordo palco, come se l'artista stesse suonando solo per noi.

Il pezzo che chiude questa trilogia di gioielli è Drunk. Il brano ha un andamento ritmico più dinamico, costituito da una batteria schietta che sostiene fieramente il mood nostalgico del pezzo. Anche la linea melodica della voce asseconda quel tempo disinvolto con interventi ritmati che sembrano essere stati cuciti agli accenti delle percussioni. Il sound del brano crea un'atmosfera morbida che alleggerisce le liriche dolcemente ossessive della traccia. Un finale stupendo per un album che ha saputo emozionarci fin dalla prime note.

Un piccolo capolavoro di musica e poesia.