MINDCOMA - Virtual Disease

24.03.2023

Due figure sono sedute su quella che ha tutta l'aria di essere una montagnola di spazzatura. Entrambe le persone hanno una catena al collo che sembra decisamente corta, a limitarne i movimenti e ad impedirne la fuga. 

I due soggetti, un uomo e una donna non hanno la testa. Al posto del cranio hanno collocato due televisori di vecchia generazione che risultano collegati con vari cavi che scendono dall'alto. La donna ha le mani davanti al suo schermo, come se stesse piangendo, mentre l'uomo non sembra essere turbato. In basso al centro dell'immagine c'è una scritta rosa: Virtual Disease.

Quella che abbiamo appena descritto è l'emblematica copertina dell'ultimo singolo della band tedesca Mindcoma initolato ovviamente Virtual Disease. La band è dedita da un interessante mix di indie-rock e alternative attraverso il quale riesce a creare paesaggi sonori molto intensi che sembrano scaturire da una attenta contemplazione della condizione umana.

Questa particolare atmosfera la troviamo in questo ultimo singolo che sembra voler consegnarci un misterioso messaggio.

Il brano comincia con riff di basso cupo suonato a bicordi che sembra scavare come un becchino che lavora a testa bassa mentre il cielo minaccia pioggia. La voce appare a pochi secondi dall'inizio scandita da un colpo di cassa e da una tastiera. Si respira un'aria pesante.

Con un abile passaggio di basso andiamo incontro al tempo vero e proprio e la canzone assume improvvisamente toni più aperti che rimangono comunque velati da una certa malinconia agrodolce. La linea vocale è accompagnata da una chitarra pulita dal suono brillante che sembra punzecchiare le note del cantato. Il ritornello ha un tempo più spedito ed appare come un raggio di sole che insinua un senso di conforto e speranza nell'ascoltatore.

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Dopo questa sezione abbiamo un ripristino del riff iniziale che viene questa volta eseguito con l'ausilio di strumenti addizionali che ne cambiano sostanzialmente il mood. La voce del cantante sembra ispirarsi alla vocalità del rock alternativo anni '90 con quella caratteristica sfumatura che si colloca a metà strada tra l'aggressivo ed il riflessivo.

Dopo il secondo ritornello c'è una sezione strumentale in cui il basso riconferma l'importanza del suo ruolo in questo brano. Nonostante si avverta un senso di inquietudine latente il cantato sembra esprimere una certa obbiettività critica che impedisce di sprofondare nella disperazione, mostrando una via da seguire che può portare quasi alla serenità.

Il brano riparte dopo un passaggio in cui la voce è accompagnata solo dalla chitarra per poi tornare con vigore al ritornello e alla coda del brano che presenta una modulazione di accordi che vira decisamente ad un atmosfera più ottimista chiudendo in maniera decisa la traccia.