LUKE BOOR - Queens

05.11.2023

Quando una storia d'amore finisce si rimane necessariamente soli e quindi si ha a disposizione più tempo di quello che vorremmo per rimuginare sull'accaduto. Nella nostra vita si è creato un'enorme spazio vuoto che non sappiamo come riempire se non con il pensiero di quella persona.

Chissà cosa sta facendo in questo momento o se ci sta pensando...queste sono le domande che ci ronzano costantemente in testa. Ogni volta che saliamo sulla metropolitana ci ricordiamo dei tragitti percorsi insieme a quella persona e che ora affrontiamo da soli. La nostra solitudine su quel treno simboleggia il fatto che il nostro viaggio nella vita procederà in solitaria, ma la nostra mente è ancora occupata da persona che si trova dall'altra parte del mondo.

Le parole che hanno aperto questo articolo sono ispirate all'ultimo singolo di Luke Boor intitolato Queens. In questo delizioso brano indie-rock il cantante texano ci racconta la storia di un uomo alle prese con un amore perduto che viene rievocato nella sua memoria durante i vari spostamenti a bordo delle metropolitane di New York.

Il brano si apre in modo onomatopeico: delle voci armonizzate simulano il suono stridente del metallo delle rotaie della metropolitana. Pochissimi secondi dopo entra in scena la band. Una chitarra effettata con il tremolo risuona sopra un ritmo sincopato trainato da un basso pastoso e ballerino. La prima strofa è eseguita sopra una ritmica vivace di chitarra acustica che mette in evidenza il timbro pacato e gentile di Luke.

La melodia vocale è malinconica e passionale e si muove agile tra note eseguite con il portamento e vibrati calibrati. Il ritornello è incredibilmente orecchiabile e richiama un gusto indie-rock contaminato dal Brit-pop metà anni '90. La pulsante sezione ritmica sembra suggerire il battito del cuore del protagonista che ripensa al suo amore perduto.

Armonicamente il brano è molto ricco, sono molti gli accordi abbelliti da seste e da none che conferiscono al sound della canzone un'aria raffinata e fantasiosa. L'andamento oscillatorio del brano ci fa pensare a quel leggero dondolio che ci scuote quando seduti nel vagone della metropolitana mentre aspettiamo che arrivi la nostra fermata.

Troviamo che le melodie della voce che si intrecciano ai vari strumenti abbiamo qualcosa di speciale che sembra stuzzicare quegli angoli della nostra mente in cui abbiamo occultato le nostre esperienze più dolorose. Nella seconda metà del brano c'è un'interessante variazione in cui il tempo viene marcato con più forza e che ci conduce verso la coda del brano dove tornano appassionate le note del ritornello.

Un brano veramente coinvolgente che ci affascina con le sue originali intuizioni espressive.

Consigliatissimo.