CEILI RAIN - Crash This Gate

11.04.2023

Ognuno di noi ha un disco a cui è particolarmente legato. In alcuni casi può essere il primo album comprato con i propri soldi quando si era piccoli, in altri invece può essere il messaggio che quella raccolta di brani manda a catturare l'affetto dell'ascoltatore. Molti artisti quando compongono un disco hanno un'idea molto precisa di quello che vogliono raccontare e la scelta del linguaggio, sia verbale che musicale non è frutto del caso. 

Assecondando il suo bisogno di esprimersi l'artista sceglie con cura i temi che vuole affrontare nel suo lavoro mettendo in scena la sua personale interpretazione degli eventi e delle problematiche spesso comuni a molte persone.

In questa prospettiva l'ultimo album dei Ceili Rain intitolato Crash This Gate ci appare come un disco che vuole riaffermare il valore della vita e facilitare il viaggio dell'esistenza anche e soprattutto in seguito alla pandemia mondiale che ha stravolto il mondo. Bob Halligan Jr è il leader della band, con un'esperienza sconfinata di oltre 1.100 canzoni scritte nella sua carriera molte delle quali sono state interpretate da star del calibro di Cher, Michael Bolton, Kiss, Judas Priest e molti altri.

La sua esperienza compositiva e la sua vena creativa sono evidenti in questo album in cui l'artista plasma sapientemente generi e stili per dare vita ad una raccolta di brani che rappresentino la sua visione sul mondo e le persone. Nelle dodici canzoni che compongono l'album Bob Halligan Jr affronta diversi temi attraverso il suo particolare sound in bilico tra rock, indie e musica celtica, in grado di parlare a livello intimo e personale ad un vastissimo pubblico. L'universalità dei temi trattati consente all'ascoltatore di entrare in sintonia con le canzoni riconoscendovisi e confrontandocisi.

Sono tre le canzoni che affrontano il tema della pandemia, delle difficoltà affrontate e del modo in cui siamo passati attraverso quel periodo critico: Ten Million, The Once-and- Future Humane Race e The Once Pull Nearer The Shore. Tutti e tre i brani presentano la caratteristica fusione di elementi pop-rock e folk che definisce lo stile del suo autore. E' riscontrabile una certa coralità negli arrangiamenti che le rende particolarmente aggregative e coinvolgenti.

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Le linee vocali sono sicuramente uno dei punti di forza dell'album. La scelte delle singole note cantate è molto accurata e si traduce in linee melodiche assolutamente affascinanti in grado di catalizzare da sole l'attenzione dell'ascoltatore. Tutto l'album è permeato da una grande dose si ottimismo e positività che viene trasmessa attraverso canzoni sull'amore come Its' You I Love About o sul rispetto delle diversità e l'inclusione di Used To Be White.

In poche parole questo è un album che parla di amore e solidarietà, di fratellanza e di tolleranza. Lo stile con cui il disco si racconta, benché moderno risuona genuino e spontaneo come gli album storici che abbiamo ascoltato in passato e che ci hanno fatto innamorare di questa originale declinazione del rock. Ogni brano risulta solido e compatto come un quadro in cui l'artista ha dato tutte le pennellate necessarie: né una di troppo, né una di meno.

Twenty Seconds è il brano perfetto per chiudere un album come questo. Il tempo folk e l'energia del pezzo sembrano voler riassumere il messaggio del disco coinvolgendo il mondo in una danza all'insegna della vita.