BEATDENKER - Ethic Endless Fun

30.01.2023

La musica sperimentale può assumere varie forme. Quando vengono infrante le regole ed i canoni che definiscono un brano come tradizionale, ci troviamo davanti ad un'esperienza sonora di difficile catalogazione che necessita di una serie di informazioni aggiuntive per poter essere compresa e fruita al meglio. 

La musica elettronica utilizza suoni non riproducibili con gli strumenti musicali tradizionali facendo leva sull'originalità dei timbri e dei ritmi che vanno a costituire un tessuto sonoro inedito e misterioso. Quello che colpisce in un brano realizzato attraverso questo procedimento creativo è l'assoluta libertà formale che lo caratterizza in cui, scevra da ogni limitazione accademica e stilistica di rito, la composizione può assumere qualsiasi aspetto sonoro l'ispirazione del suo creatore gli suggerisca. 

E' in questi casi che viene a configurarsi un prodotto che è la rappresentazione pura di un sentire personale, che decide di manifestarsi con un linguaggio universale trasfigurato nella sua organizzazione convenzionale.

Ethic Endless Fun è l'ultimo disco dell'artista Beatdenker che in dieci tracce sintetizza al massimo il concetto di sperimentazione sonora offrendoci un elaborata messa in scena della sua vena creativa che si concretizza in un'esperienza di ascolto futuristica e all'avanguardia.

L'originalità e l'imprevedibilità sono la chiave di lettura di un lavoro che vuole stupire, indignare, provocare e coinvolgere l'ascoltatore medio che posto davanti a quest'opera rimane interdetto per l'assoluta mancanza di punti di riferimento cognitivi, celati dall'iperattività pulsante dei suoni utilizzati. I nomi delle varie canzoni non sono altro che l'ennesima provocazione di difficile codificazione che offre l'album. 

Mettendo in fila tutti i titoli infatti, otterremmo diverse frasi che vanno a costituire un unico discorso nonsense che sembra scaturire dalla mente contorta di un paziente di psichiatria in piena crisi psicotica. 


Non è semplice descrivere le varie tracce poiché il linguaggio musicale utilizzato esula completamente dalla forma canzone tradizionale e la nostra indagine deve fermarsi ad una muta contemplazione dell'apparato architettonico di ogni singolo brano, costituito da suoni e rumori che si susseguono in quella che sembra una conversazione tra androidi antropomorfi.

Ascoltare integralmente l'intero album è un esperienza assimilabile ad una lunga passeggiata attraverso il padiglione più sperimentale e provocatorio della biennale di Venezia, in cui ci immaginiamo mentre camminiamo spaesati tra quadri che riproducono forme grottesche e figure smaliziate che ci guardano a loro volta dalle loro tele deridendo la nostra impreparazione immaginativa.

Di conseguenza noi maschereremmo il nostro imbarazzo annuendo con il capo e fingendo di commentare compiaciuti le opere che abbiamo davanti, sperando di non essere interrogati una volta tornati in classe.