
THE WHEEL WORKERS - Live From The Attic
Non c'è niente di più autentico e vero che suonare dal vivo in un attico. Proprio dai garage o nelle soffitte sono nate infatti le canzoni più genuine e reali, quelle che con la loro imperfezione hanno raccontato al meglio emozioni forti.
Ed è proprio quello che hanno fatto i The Wheel Workers, che hanno intitolato il loro ultimo EP "Live From The Attic", realizzato e suonato in un attico in versione live.
I The Wheel Workers sono un collettivo indie rock di Houston e l'EP "Live From The Attic" rispecchia la loro perfetta alchimia e anche quella piccola imperfezione autentica tipica di una sessione live.
"Fine Time" apre le danze con un tono grintoso e chitarre distorte che creano un'atmosfera inquietante prima che la batteria irrompa con forza. Profonda e minacciosa, "Fine Time" racconta la brutalità della guerra e della sete di potere. La tensione della strumentazione e la pesantezza del suono rispecchiano tematiche così taglienti e drammatiche. La canzone fu scritta nel 2014, eppure è talmente attuale che sembra essere stata scritta nel 2026.
Il brano successivo è "Smokescreen", che mantiene le atmosfere notturne e suggestive introdotte dalla prima traccia. La progressione degli accordi è altamente coinvolgente e mostra la capacità della band di creare intricati strati musicali. Emerge in maniera nitida il timbro distintivo del cantante Steven Higginbotham, che si innesta perfettamente sul sound della band.
Poi arriva "Rainbows", che ribalta completamente l'atmosfera con un ritmo più luminoso e melodico. Chitarre sognanti scivolano dolcemente su un ritmo fresco, quasi allegro, mentre la voce di Steven si addolcisce diventando meno dura e più espressiva. I testi si concentrano sull'identità e sull'accettazione di sé, una ribellione silenziosa, delicata nel suono ma ferma nella sua posizione.
La quarta tappa musicale dell'EP è "Desire", che invece affronta con un pizzico di malinconia le responsabilità dell'età adulta e il momento in cui siamo costretti ad abbandonare sogni e desideri. La canzone riflette su quanto sia complicato esplorare i nostri istinti e uscire dagli schemi, perché quegli schemi sono anche ciò che contribuisce al nostro equilibrio e al nostro sostentamento quotidiano.
Infine l'EP si chiude con "Day After Day", che rispetto agli altri pezzi presenta una maggiore varietà ritmica, con un sound che richiama il prog rock degli anni '70. L'EP funge da apripista per il prossimo album della band, "One More Thing To Say", previsto per ottobre 2026 e, se il buongiorno si vede dal mattino, c'è davvero di che essere impazienti per ciò che ascolteremo questo autunno.
