SVEN CURTH - The Sven Curth (huge) Trio - live at your local Waterhole - with special guest Chris Carballeira

12.03.2026

Immagina di essere attorno a un falò sulla spiaggia e, a suonare, c'è il tipo "bravo" con la chitarra, quello solitamente simpatico che strimpella canzoni ora dolci, ora coinvolgenti e ora umoristiche. Adesso immagina che tutte quelle canzoni, rigorosamente live, siano state raccolte in un unico album, intriso di rock e blues che spazia dagli anni '60 e '70, ma con una forte spinta innovativa e contemporanea.

Ora mixa tutto e otterrai "Live at Your Local Waterhole", album registrato interamente dal vivo dagli Sven Curth (Huge) Trio, impreziosito dalla partecipazione del tastierista Chris Carballeira.

L'album si apre con "How Come?", un brano che mette in discussione importanti norme sociali come il matrimonio. Sven canta un po' malinconicamente: "Come mai tutti cercano un partner?", per poi domandarsi con una punta di nostalgia: "Come mai tutto ciò che è bello è anche così dannatamente fugace?". La canzone è un invito al carpe diem, a cogliere l'attimo e divertirsi con la felicità, prima che decida di andarsene.

Il secondo brano è "Rain" che, con il suo andamento psichedelico, sembra voler imitare proprio il suono di una pioggerella leggera, tra una sezione jazz inebriante e riff di chitarra ipnotici. Subentra poi "Worse Before Better", dove irrompe subito un'allegra e frizzante chitarra elettrica. Qui Sven ci conduce su una strada più introspettiva, quasi psicologica, spingendoci ad accettare quel desiderio oscuro che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita: essere qualcun altro.

Elettrica e briosa, "My Baby Hates Me When I'm Drinking" sembra una classica ballata da saloon western, dove si fondono chitarre stridenti e tastiere saltellanti. Ironica, al limite del dissacratorio, "Jesus Loves Tractors" prosegue la narrazione colorata con una briosa musica americana.

La sesta tappa musicale è "Wonder What", con un solare tocco reggae, che passa da una dolce contemplazione a una bruciante passione rock. Si ritorna a parlare di religione in "Let There Be Light", una riflessione spirituale, un'accesa discussione tra Sven che mette in dubbio l'esistenza di Dio e la madre che invece è una fervente credente.

Si prosegue con "Of Weddings", che con un ritmo blues affronta con ironia il tema del matrimonio, descritto con sarcasmo come "niente di speciale" o "niente che i suoi genitori non possano ripagare in un decennio o due".

Il gran finale è "Go Away, Cloud Day", che chiude l'album con una musica coinvolgente e allegra, quella classica canzone che ti stampa il sorriso sulle labbra, con la testa che dondola a destra e sinistra, lasciandoti una scarica di buon umore e ottimismo per tutto il resto della giornata.