
SHORTOUT KID - Pet Song
In molti film e serie tv il "disastro" inizia quando un mostro, tenuto in catene per anni, finalmente si libera e sprigiona tutta la sua furia devastante.
Ecco, questa è una metafora perfetta per presentare "Pet Song", una canzone selvaggia e brutale che porta la firma di Shortout Kid, artista olandese visionario che, un po' come uno scienziato pazzo, è rimasto in isolamento per 15 anni tra esperimenti in studio con l'obiettivo di creare quello che lui chiama "razor belt", ossia "rasoio da cintura", uno strumento che fonde il suono di una chitarra elettrica con quello di una motosega.
Ebbene, "Pet Song" sembra davvero il frutto di un esperimento costruito lentamente nel corso degli anni. Il risultato finale è una canzone feroce, a metà tra la grinta analogica e la furia elettronica.
Inquadrare musicalmente "Pet Song" non è facile, anzi è impossibile, ma forse è proprio questo l'intento di Shortout Kid. Eppure si possono percepire distintamente echi musicali di vari generi, dal grunge disperato dei Nirvana al rock alternativo e malinconico dei Radiohead fino al gothic rock oscuro degli The Smashing Pumpkins. Tendendo bene l'orecchio, si riescono ad ascoltare anche influenze dei The Prodigy e degli Underworld. Non si tratta però di semplici plagi, ma di una sorta di omaggio folle e originale a queste leggende della musica.
"Pet Song" è davvero il frutto di un lavoro durato anni e in questo brano, che esplode in maniera furiosa, si percepisce il tempo investito dall'artista, che ha costruito un linguaggio personale, partendo completamente da zero. C'è una tensione fragile e vulnerabile che cerca, quasi implora, di emergere, conferendo quella forza emotiva così tagliente. Quella vulnerabilità, che sembra sempre sul punto di scomparire, non si fa mai inghiottire ma persiste sotto il caos tremolante e a tratti disturbante della canzone.
Il fulcro del brano è proprio quella "cintura di rasoio", un'invenzione musicale partorita dalla mente pionieristica di Shortout Kid, che ne definisce il suono. I toni prodotti sono imprevedibili, grezzi e volutamente imperfetti, sembrano ringhiare, stridere e poi frammentarsi, come se stessero comunicando qualcosa di primordiale e ancestrale.
In "Pet Song" l'aggressività analogica incontra la frammentazione digitale, dando vita a un brano musicalmente variegato, che attinge dai suoni dell'epoca d'oro del rock alternativo, che riemergono come zombie dalle loro tombe risultando distorti e instabili. Ogni esplosione di suono e ogni ritmo frammentato hanno un potere detonante, una forza misteriosa di cui si ignora la portata. "Pet Song" è una canzone imperscrutabile ma sicuramente coinvolgente, rivolta a chi si abbandona al caos anziché resistergli.
