MATT JOHNSON - For Good (for Singing Fingers)

16.03.2026

Una delle canzoni più apprezzate nel panorama dei musical è "For Good", scritta e composta da Stephen Schwartz, noto paroliere e compositore statunitense di colonne sonore cinematografiche e di musical. "For Good" è tratta dal famoso musical di Broadway "Wicked", che ha dato vita anche a due film.

Nel corso di questi ultimi anni sono state tante le cover della canzone, ognuna con la sua anima e la sua interpretazione. Quella di Matt Johnson però è davvero unica e speciale, poiché viene reinterpretata da un singolo pianoforte, dimostrando che la musica può essere più forte e potente delle stesse parole.

Prima di analizzare il pezzo di Matt però è meglio creare un po' di contesto e quindi capire in quale parte del musical entra in scena questa canzone. Si tratta di un celebre duetto tra le due protagoniste: Elphaba e Glinda. Elphaba, che ha visto il suo castello preso d'assalto dagli abitanti di Oz, dice addio alla sua cara amica Glinda, sapendo di non poterla rivedere più. "For Good" è quindi una canzone sull'amicizia, che si evolve e cambia ma, se è vera, dura per sempre.

A questo punto possiamo scoprire meglio il brano di Matt, che per certi versi ha fatto un'operazione "rischiosa". "For Good" nel mondo dei musical è un cult, una pietra miliare, e sicuramente è stato un azzardo cercare di raccontare una storia di amicizia così complessa solo con la musica, precisamente con i tasti di un pianoforte.

Invece Matt riesce a raccontare perfettamente le complessità dell'amicizia, con straordinaria sobrietà e con appassionante sensibilità. Non viene riprodotta la grandiosità teatrale tipica di un musical, ma l'intera storia viene racchiusa nell'emotività di un pianoforte, uno strumento musicale che più di qualsiasi altro "parla", potendo raccontare con la musica questa magnifica e complessa amicizia, pur senza usare le parole.

L'essenzialità del pianoforte permette agli ascoltatori di percepire il brano da una prospettiva nuova, rivelando strati emotivi che magari sono rimasti oscurati in produzioni più complesse ed elaborate. L'ascoltatore viene accompagnato in questo viaggio e, più che esserne spettatore, ne diventa parte egli stesso, facendosi travolgere e ammaliare dalla soavità dei tasti del pianoforte.

Questo brano, così semplice eppure così potente, rende onore e omaggio alla versione di Schwartz, dal momento che vengono colti gli aspetti più intimi e riflessivi. Ciò che colpisce ulteriormente è anche la capacità di Matt di controllare il ritmo, regolando il tempo e rendendo l'esecuzione così inequivocabilmente umana e autentica

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