
LANA CROW - What Brings You Back
Nel 1995 Joan Osborne si chiedeva cosa sarebbe potuto accadere se Dio fosse stato uno di noi, nella celebre hit "What If God Was One Of Us". A distanza di oltre 30 anni, l'artista indie-pop britannica Lana Crow si chiede invece come Dio ci parlerebbe nella sua melodica "What Brings You Back".
Ebbene secondo la cantante il Signore ci parlerebbe nel modo più semplice possibile, mostrando la Sua presenza nella vita di tutti i giorni, con tutte le sue gioie e i suoi dolori. Lana non teme di affrontare temi come la perdita e la paura, perché fanno parte della nostra esistenza e non possiamo cancellarle semplicemente ignorandole.
Tanto vale la pena quindi affrontarle, ma con la fiammella della speranza sempre accesa. "Siamo molto più importanti di quanto pensiamo" – ha scritto l'artista a corredo del suo video pubblicato su YouTube – "e abbiamo una responsabilità molto maggiore per il nostro mondo, più di quanto siamo disposti ad ammettere a noi stessi. Siamo posti in determinate circostanze alla nascita, ma nessuno sa veramente come queste circostanze iniziali plasmeranno la nostra vita futura. Le risate, la tristezza, la gioia e le lacrime sono diverse per ogni individuo e sono tutte preziose per la creazione nel suo insieme".
"What Brings You Back" si porta dietro quel velo di malinconia e di introspezione che caratterizza tutte le canzoni di Lana, eppure permane un'eterea ma persistente speranza che aleggia sulla canzone, impalpabile come la dolce nebbia di una mattina di primavera.
Il brano si apre con morbidi accordi di chitarra, che vanno a sovrapporsi a texture ambient profonde e immersive, che si alzano come la nebbia sul mare all'alba. Si sentono delicati synth scintillanti, che gradualmente si attenuano per stemprare la tensione che si può percepire in alcuni passaggi del testo. A completare il sound c'è un tenue battito di batteria, che invita ad ascoltare con calma, senza fretta.
La foschia sonora del brano anziché occupare lo spazio, lo crea, per consentire all'ascoltatore di riempirlo come desidera, avvolgendolo in un manto delicato e invitandolo a soffermarsi sulle domande piuttosto che cercare risposte. Il fulcro della canzone è la voce di Lana, che sa essere autorevole quanto basta per catturare l'attenzione, ma altrettanto vulnerabile per trasmettere tutta la sua profonda umanità e sensibilità.
Questo racconto musicale, fatto di incertezza ma anche di incrollabile speranza, si snoda tra versi a tratti contraddittori, ma che in realtà rivelano che dopo la tempesta c'è sempre il sereno. Lana non predica la redenzione, ma invoca quel fragile coraggio di tornare verso la luce, anche quando il cammino è incerto e ricco di ostacoli.
