
BLUES CORNER - All that we are
Ti sei mai chiesto quanto lavoro si nasconda dietro le quinte di un album musicale? O quali siano le motivazioni profonde che spingono un gruppo di artisti a condividere mesi, a volte anni, di scrittura, prove, confronti e ricerca sonora per dare vita a qualcosa di davvero unico?
Ce lo siamo chiesti ascoltando "All That We Are", il nuovo lavoro dei Blues Corner, progetto con base a Parigi, e abbiamo capito subito che definirlo semplicemente "album" sarebbe riduttivo. Nato da un'idea di Phil Roman e Seb Oroval, questo disco è un vero e proprio viaggio musicale: un'odissea alle radici del blues, ma anche la testimonianza concreta di un'amicizia solida e di un'energia creativa che non si è mai esaurita.
Dopo una brillante carriera internazionale a Londra, Phil sceglie di tornare alle origini, a Parigi, riscoprendo la sua passione autentica per la musica. Da qui prende forma un percorso sonoro che parte dal blues elettrico, omaggio diretto al Delta del Mississippi – culla del Delta blues tra gli anni '20 e '30 – attraversa il country blues e l'Americana, fino ad approdare a un blues rock intriso dell'energia moderna del Texas. Non è solo un'esplorazione stilistica: è un racconto identitario.
Le 16 tracce di "All That We Are" si susseguono come i capitoli di un'autobiografia musicale. Dal blues classico al country blues di ispirazione americana, fino al blues rock texano, ogni segmento riflette un frammento della vita personale e artistica dei Blues Corner. Le battaglie personali non vengono romanticizzate: sono raccontate con sincerità, trasformate in materia sonora resiliente, capace di diventare forza espressiva.
L'apertura è affidata a "Living My Life", che introduce l'ascoltatore con la storia di un rinnegato in fuga, sostenuta da un sound fresco ma profondamente radicato nella tradizione. In "Set Me Free" è un riff di chitarra tagliente a dominare la scena, trascinando il brano con un'energia costante fino all'ultima nota.
"Highway of Love" richiama inevitabilmente certe atmosfere dei Dire Straits, ma i Blues Corner non si limitano alla citazione: filtrano l'influenza attraverso una cifra stilistica personale, evitando ogni forma di imitazione e riaffermando la propria identità.
Con "Train Passing By" il disco si addentra nei territori profondi dell'Americana: arrangiamento rustico, tono narrativo, immagini di piccole città e binari che si perdono all'orizzonte. "Blues Paradise" trasporta invece l'ascoltatore in un fumoso bar di New Orleans, con un ritmo ondeggiante e un'atmosfera intima, quasi cinematografica.
Il viaggio si chiude con "The Blues Is About Giving All What We Are", brano manifesto che sintetizza l'intero progetto. La cadenza è ipnotica, il basso scorre caldo sotto un ritmo solido che rilassa e al tempo stesso infonde energia. È qui che i Blues Corner dimostrano di aver compreso davvero il cuore del blues e del rock: rispetto per la tradizione, ma con una musicalità raffinata, consapevole e profondamente contemporanea.
"All That We Are" non è soltanto un disco: è un percorso umano e sonoro che celebra l'essenza del blues, ricordandoci che questa musica parla di verità, radici e, soprattutto, di ciò che siamo disposti a dare di noi stessi.
